Casi osteopatici: il caso di T.

Casi osteopatici: il caso di T.

emicrania risolta con osteopatia

emicrania risolta con osteopatia

Il caso di cui scrivo oggi parla di emicrania.

Il soggetto che si è recato in studio aveva già eseguito esami e visite specialistiche, dalle quali era emersa la diagnosi di emicrania.
Quando si è recata in studio, assumeva regolarmente un farmaco (toradol), prescrittole dal medico di riferimento.

T. soffre di emicrania ma il mal di testa l’accompagna sin da quando era bambina.

La sua frequenza è piuttosto invalidante, almeno un giorno a settimana.

Nella prima chiacchierata insieme a lei notiamo che si presenta spesso un giorno specifico della settimana.

In prossimità del ciclo mestruale l’emicrania diventa compagna fissa, martellante come un punteruolo alla sinistra del cranio.: “.. è garantita”, dice. Trova sollievo stando al buio, al silenzio.

Il farmaco che le aveva prescritto il medico non ha più effetto sul dolore. Spesso si manifestano altri disturbi come nausea e vomito. Da diverso tempo, ha difficoltà a “scaricarsi” e si presentano spesso disturbi addominali, quali crampi ed emorroidi.

T. ha subito due traumi occipitali accompagnati da svenimento diversi anni prima. Negli ultimi due anni soffre di attacchi di panico, ma non è sottoposta a cure psicoterapiche.

Alla palpazione osteopatica, mi appare in modo piuttosto evidente uno strain sinistro. Approccio cranio sacrale.

Secondo incontro, 3 settimane successive al primo.

T. mi informa di aver passato l’influenza e di aver vomitato nello stesso periodo. Mi informa anche di aver avuto un attacco di emicrania. Approccio cranio sacrale, strain ancora evidente.

5 settimane dopo il secondo incontro, il terzo incontro.

T riferisce di aver passato i quattro giorni dopo il secondo trattamento, in coincidenza con la fase pre-mestruale, con la compagnia fissa dell’emicrania.
In quei quattro giorni, dovendo sostenere i ritmi lavorativi, ha assunto un nuovo farmaco prescrittole dal medico, che riusciva ad alleviare i sintomi.

Registriamo quindi un attacco, ripetuto in 4 giorni di fila di emicrania in un mese e mezzo. Strain meno evidente, cranio in flessione.

Mi concentro su altre strutture: area sternale, pilastri diaframmatici. Colon.

L’approccio al colon è stato con tecniche dirette, contro barriera accompagnato dall’insofferenza di T. Alla fine della seduta, suggerisco a T. di recarsi dal medico curante al fine di comprendere se fosse il caso di iniziare anche un percorso di supporto psicologico. T.nega la volontà.

T. mi ricontatta dicendo che è la frequenza degli attacchi è stabile, ma ha timore del trattamento. Decide liberamente di sospendere i nostri incontri.

Dopo un anno, T. mi informa che è tornata ad avere un attacco di emicrania a settimana. Esprime la volontà di riprendere le sedute.

Per motivi etici, morali e professionali tengo a sottolineare che nessuna diagnosi e nessuna terapia medica è stata formulata dalla sottoscritta.